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NORD – SUD: DISTANZE SEMPRE PIU’ INCOLMABILI ANCHE DOPO 150 ANNI

14 marzo 2011

Sono trascorsi 150 anni dall’unità d’Italia, ma la questione meridionale continua ad essere oggetto di dibattiti e convegni (tanti) e di tentativi di soluzione (pochi), salvo i soliti annunci. Non giovano né sono giovate le analisi statistiche succedutesi nel tempo per svegliare le coscienze di coloro che istituzionalmente hanno mosso o muovono “ le leve”.

Questa volta è Confindustria a riproporre su altre basi di valutazioni l’annosa problematica con dati ricavati ed elaborati con il metodo degli indicatori economici e sociali nel periodo 2008-2009. Gli elementi utilizzati hanno riguardato non solo il Pil, ma anche gli aspetti sociali del territorio e la qualità della vita. Queste le risultanze complessive iniziando dal confronto: il divario tra Centro-Nord e Sud è del 40% in favore del primo. In termini assoluti, fatta 100  l’Italia come base di riferimento, il Centro-Nord realizza un indicatore medio di 113,2 e i singoli territori provinciali raggiungono ciascuno livelli appartenenti alle fasce alte o medio alte. L’indicatore medio  del Sud è di 75 (- 40%) e tutte le sue zone territoriali sono comprese nei livelli medio bassi o bassi.

La Puglia ha espresso in media 75,9. Nel particolare: Bari –  80,07; Brindisi – 81,55; Foggia – 65,39; Lecce – 72,48; Taranto – 80,32.

Questa ulteriore “fonte” d’informazione continua, come quelle recenti di Banca d’Italia e Svimez, a confermare questa tendenza.

La considerazione degli esperti analisti è che il Mezzogiorno si ricompatta (purtroppo) verso il basso; infatti le aree produttive definite di eccellenza hanno subito forti ridimensionamenti, in quanto quelle fino ad ora dimostratesi forti, sono state “risucchiate in giù”.

Il nostro vuole essere soltanto un cenno sintetico delle rilevazioni. Vogliamo trarne spunto per osservare che il valore di questi numeri, presi da noi soltanto nella loro essenzialità ma ugualmente significativi, sembra non vengano recepiti da chi ricopre ruoli di responsabilità: la politica, la pubblica amministrazione, le imprese. Concordiamo con la tesi della mancanza di un progetto complessivo per il Mezzogiorno.

L’attuale espressione “Piano per il Sud” è quella più modernizzata della storica “Questione meridionale”, ma non è cambiata la sostanza per l’immutata emblematicità. 150 anni fa era stata individuata come uno degli strumenti atti alla realizzazione del processo di unificazione dell’Italia. Il Piano, a parere degli esperti, è privo di strategia e non delinea il Sud del futuro. Si parla tanto di risoluzione del problema anche grazie all’introduzione del Federalismo Regionale. Non vogliamo avanzare giudizi o previsioni che possono apparire avventati o inappropriati; vogliamo invece chiedere, indipendentemente dagli esiti: quanto tempo passerà ancora, dopo il varo della legge, per l’introduzione dei decreti attuativi ? Nel frattempo…., che ne sarà del Sud?

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